Il Laboratorio
Dove tutto comincia: Montefalco, 1987
Il laboratorio di Ceramiche Guerrini si trova nel cuore di Montefalco, il paese umbro che i viaggiatori del Grand Tour chiamavano la "ringhiera dell'Umbria" per via del panorama che spazia fino a Spoleto e Assisi. Quando Aldo Guerrini aprì il primo forno nel 1987, occupava tre stanze al piano terra di un palazzo settecentesco in pietra calcarea. Oggi quegli spazi si sono allargati, ma la logica del lavoro è rimasta la stessa: una persona, un pezzo, un ciclo di cottura alla volta.
Non è una fabbrica. Le pareti portano ancora le tracce di ossido di rame caduto durante la smaltatura, il pavimento in cotto è segnato da quarant'anni di carriole e secchi d'acqua, e sul bancone di legno di castagno che corre lungo la parete nord ci sono ancora i segni lasciati dai tornii che Aldo usava prima di passare a quelli che usa oggi sua figlia Marta.
La terra che usiamo
La materia prima arriva da due fornitori storici. L'argilla refrattaria viene da Castel Giorgio, in provincia di Terni, ed è la stessa che Aldo sceglieva personalmente già negli anni Novanta. Ha una granulometria media, regge bene le escursioni termiche e dopo la cottura mantiene un colore beige caldo che si sposa con gli smalti tradizionali dell'Umbria centrale. L'argilla più fine, usata per i pezzi decorativi e per le terrecotte smaltate, arriva invece da un piccolo fornitore vicino a Deruta, selezionata per la sua plasticità e la bassissima percentuale di calcare libero che, se troppo alto, provoca i fastidiosi "sbocci" dopo la cottura.
Prima di essere lavorata, ogni partita di argilla viene stoccata in un locale umido per almeno tre settimane. Questo periodo di riposo, che i ceramisti chiamano stagionatura, rende la pasta più omogenea e riduce le tensioni interne che causerebbero crepe durante l'essiccazione.
Tornio, mani e qualche accorgimento antico
Marta Guerrini lavora al tornio elettrico per i pezzi in serie limitata e usa quello a piede, un tornio tradizionale azionato con il calcagno, quando vuole un ritmo più lento che le permette di sentire meglio la risposta dell'argilla. Suo fratello Giacomo si occupa della modellazione a lastra e della produzione dei pannelli decorativi che vengono spesso commissionati per portali e fontane di ville private in tutta la regione.
Ogni pezzo esce dal tornio leggermente più grande del formato finale perché l'argilla, essiccando, si ritira di circa l'otto per cento. Tenerlo a mente non è un dettaglio secondario: significa che una ciotola larga ventidue centimetri viene tornita a quasi ventiquattro, e che le misure vengono ricontrollate con il calibro in due fasi distinte, prima e dopo l'essiccazione lenta.
La smaltatura: colori che vengono da lontano
Gli smalti usati nel laboratorio sono in parte preparati in casa, partendo da fritte commerciali a base di feldspato a cui si aggiungono ossidi metallici in proporzioni che Aldo ha messo a punto nei suoi primi dieci anni di lavoro e che sono annotati su un quaderno a quadretti conservato ancora in laboratorio. Il verde ramina, il blu cobalto profondo e il giallo antimonio che caratterizzano la produzione Guerrini derivano tutti da ricette sviluppate tra il 1989 e il 1994, affinate poi da Marta nel corso degli ultimi anni per adattarle ai cicli di cottura del nuovo forno.
La smaltatura viene fatta per immersione sui pezzi più piccoli e a pennello su quelli grandi, dopo una prima cottura a biscotto a circa 980 gradi. Il biscotto rende il pezzo abbastanza poroso da assorbire lo smalto in modo uniforme ma abbastanza solido da non deformarsi durante la manipolazione. La seconda cottura, quella definitiva, avviene tra i 1020 e i 1060 gradi a seconda della composizione dello smalto.
Il forno e i suoi ritmi
Il forno elettrico da 120 litri installato nel 2011 sostituisce il vecchio forno a gas che Aldo aveva costruito parzialmente con le proprie mani. La scelta dell'elettrico è stata dettata dalla precisione: la curva di riscaldamento è programmabile al grado, il che riduce i rischi legati alle cotture prolungate e permette di riprodurre risultati coerenti su infornate successive. Detto questo, Giacomo usa ancora il vecchio forno a gas, rimesso in funzione e ben tenuto, per cotture particolari, soprattutto quando lavora con smalti che richiedono un'atmosfera riducente, quella che si ottiene limitando l'ossigeno durante la fase finale della cottura e che produce effetti cromatici impossibili da replicare con il forno elettrico.
Un ciclo completo, dall'argilla cruda al pezzo finito pronto per essere consegnato, richiede in media dieci giorni. Ci sono pezzi che ne richiedono quindici, soprattutto quelli con decorazioni a più colori che impongono una terza passata di cottura per i dettagli in oro o in lustro metallico.
Visitare il laboratorio
Il laboratorio è aperto alle visite su appuntamento. Non si tratta di una visita guidata nel senso turistico del termine: Marta o Giacomo mostrano il processo mentre lavorano, rispondono alle domande e, se c'è un pezzo a metà lavorazione sul tornio, spiegano cosa sta succedendo in quel momento preciso. Molti visitatori rimangono sorpresi da quanto sia silenziosa la parte del tornio e da quanto invece sia rumorosa quella della smaltatura, quando i secchi di ossido vengono mescolati e i pannelli vengono appesi ad asciugare sulle rastrelliere di legno. I dettagli per organizzare una visita si trovano nella pagina dei contatti.