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Le Realizzazioni

Dal tornio alle mani di chi le usa ogni giorno

Ceramiche Guerrini lavora l'argilla a Montefalco dal 1987, anno in cui Aldo Guerrini aprì il laboratorio in via della Vittoria con un tornio elettrico comprato di seconda mano a Deruta. Da allora il metodo non è cambiato molto: l'argilla refrattaria viene lavorata a mano, essiccata lentamente all'ombra per evitare crepe, poi cotta in forno a 980 gradi per la prima cottura e a 1060 per la seconda, quella che fissa lo smalto. Ogni pezzo passa attraverso queste fasi senza eccezioni, che si tratti di un piattino da caffè o di una grande alzata da portata.

Oggi il laboratorio è condotto da Marta Guerrini, figlia di Aldo, insieme a Simone Paci, che lavora con la famiglia dal 2009. Sono loro due a gestire la produzione quotidiana, dalla preparazione degli impasti alla scelta dei colori per le decorazioni.

I materiali che usiamo

L'argilla che arriva in laboratorio proviene da un fornitore di Faenza con cui lavoriamo da oltre vent'anni. Non è un dettaglio secondario: la qualità dell'impasto determina come risponde al tornio, come assorbe il pigmento e come si comporta in cottura. Usiamo due tipi principali di argilla. La prima è una terracotta rossa, più porosa, adatta a contenitori decorativi e a pezzi che non vengono a contatto diretto con liquidi caldi. La seconda è un gres semirefrattario color crema, più resistente agli sbalzi termici, che usiamo per stoviglie, tazze e tegami.

Gli smalti sono in parte preparati in laboratorio mescolando ossidi metallici in polvere con una base vetrosa. Il blu cobalto, il verde ramina, il marrone manganese: ognuno richiede proporzioni precise e reagisce in modo leggermente diverso a seconda della temperatura del forno e della posizione del pezzo nella camera di cottura. Questo significa che due tazze smaltate nello stesso bagno non saranno mai identiche. Lo consideriamo un fatto, non un difetto.

Le collezioni realizzate negli anni

Nel 2003 Aldo progettò la serie "Montefalco Nero", ispirata ai motivi geometrici medievali visibili sulle ceramiche conservate nel Museo Civico del paese. Quella collezione usava uno sfondo nero ottenuto con ossido di manganese ad alta concentrazione, una scelta tecnica non semplicissima perché l'ossido tende a formare bolle se la cottura è troppo rapida. Ci vollero quasi sei mesi di prove prima di stabilizzare il processo. La serie è ancora in produzione, anche se oggi Marta ha introdotto alcune variazioni nei bordi decorativi.

Nel 2014 abbiamo lavorato su commissione per un agriturismo della zona di Bevagna che voleva una linea di stoviglie da tavola coordinata con i colori del proprio frantoio: verde oliva, ocra, bianco avorio. Sono stati circa duecento pezzi, prodotti in otto mesi, con ogni piatto firmato a mano sul retro con la data e il numero di serie. Quel lavoro ci ha insegnato molto sulla gestione di una commessa lunga, soprattutto sulla necessità di produrre una percentuale di pezzi in eccesso per compensare le rotture in cottura, che su grandi quantità sono inevitabili.

Pezzi su misura e collaborazioni artigianali

Una parte significativa del lavoro che facciamo non finisce in negozio ma viene consegnata direttamente a chi l'ha ordinata. Architetti, ristoratori, privati che stanno ristrutturando casa: le richieste sono molto varie. Abbiamo realizzato rivestimenti in cotto per una cucina a Spoleto, mattonelle decorate per un bagno a Foligno, una serie di anfore alte quasi un metro per un giardino privato fuori Perugia. Per ogni commessa del genere lavoriamo prima su bozzetti a matita, poi su piccoli campioni smaltati che il cliente può vedere e toccare prima di approvare la produzione definitiva.

Simone si occupa in particolare dei pezzi più grandi, quelli che richiedono una costruzione a lastre o a colombino invece del tornio. È un lavoro diverso, più lento, che richiede di tornare sul pezzo più volte nell'arco di giorni per aggiungere materiale senza che la struttura ceda sotto il proprio peso.

Cosa si può vedere nel laboratorio

Chi passa da Montefalco può fermarsi a guardare. Il laboratorio è aperto al pubblico nella mattina e il forno, quando è in ciclo, si sente anche dall'ingresso. Non facciamo dimostrazioni programmate a orario fisso, ma se Marta o Simone sono al tornio e c'è qualcuno che vuole capire come funziona il processo, si fermano a spiegare. È sempre stato così, fin da quando Aldo riceveva i clienti con le mani ancora sporche di argilla e non se ne scusava affatto.

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